...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

martedì 31 luglio 2012

Un saggia riflessione di Bruno Pappalardo



La vecchia maledetta storia

di Bruno Pappalardo

Accidenti, è sempre la stessa storia!
Sono in questo porco mondo da tanto e la faccenda resta sempre nella stessa putrida mota

Un operaio morto di fame, come bigoncio, elemosina (perché  è questo che devono fargli credere) pochi denari,  dopo essersi  rotto la schiena e il resto davanti ad altoforno e quando il pover’uomo  ha riordinato il proprio cervello e lasciato i figli alla strada e dunque, pure rassegnato al peggio, ebbene, puntualmente gl‘arriva  anche un bivio, nella sua vita modesta,  di una enorme tragica scelta:

“…vuoi lavorare, ma solo  per poco perché, a breve morirai con i tuoi figli per miseria o per radiazioni d’amianto  o somministrazioni di miasmi tossici  o, straordinaria alternativa, vorrai,  “forse”, ancora vivere ma senza quei sporchi lordi denari che ti darebbero da sopravvivere ritrovando il vuoto della strada senza sbocco?”

Emilio Riva,  il patron dell’ILVA, oltre ad oltraggiare e a non ottemperare alle sentenze dello Stato  e i decreti del Presidente della Repubblica per  il riordino dei sistemi di riduzione dei rischi d’inquinamento e sicurezza sempre, ha generato il 92% dell’ avvelenamento ambientale di Taranto. Da Riva nessuna proposta o progetto di risanamento.
Alla Fiat di Pomigliano, Marchionne, poco meno di due anni fa,  ha fatto lo stesso con modalità di poco diverse.“…o mangi sta minestra o ti lanci dalla finestra…” che va sotto il nome di “FLESSIBILITA”
All’ILVA di Taranto si tratta con i Riva ( uno di quei salvatori dell’Alitalia)e con lo Stato se schiattare a destra, a sinistra o sotto ad un tram.  L’azienda di trasporto della città ha risposto con un comunicato ritenendo impossibile quest’ultima ipotesi: non hanno personale sufficiente per ripulire il bus dal sangue; … è di quello che non viene via facilmente  perché è più secco, meno fluido, sclerotico!

Un operaio, per il proprio posto di lavoro,  o indigenti non  dovrebbe mai avere alcuna  scelta da fare per vivere

Le radiazioni o scorie dell’Italsider di Bagnoli dove sono, dopo che l’area e l’attività dell’acciaieria fu smessa negli anni Ottanta?  E prima dov’erano ? Saranno mica  insieme all’eternit e gli altri avanzi radiativi del Nord lasciate  nelle nostre infinite discariche compreso il Vesuvio?
Ve la ricordate  l’urlante sollevazione popolare a Napoli (soprattutto di donne coraggiose) e in diverse parti del Meridione per lo scempio  dello smaltimento dei rifiuti solidi; la cittadinanza e sindaci in prima fila insieme alle madri e figlioli ammalati contro la guerriglia di polizia e stampa di giornali di destra, attuata dal governo d’allora che con la Sua Protezione Civile  e della Camorra che organizzava con i propri luschi lestofanti in combutta con amministratori locali e aziende del Nord (maledizione!... ma questa nefasta parola mi tormenterà  fino a quando?) 
Anche in quella occasione la gente e gli operai e gli indigenti dovevano scegliere ( e pagare anche la Tarsu) se ammalarsi fino all’estremo o per aponia lasciar fare che li uccidessero annullando le poche risorse commerciali e imprenditoriali ancora in vita  che  perdendo commesse e investimenti.

Ma i Romiti, un Geronzi, un Monti e  un Berlusconi con la loro chiara politica antimeridionalista, un Riva, Un Piscicelli, un Malinconico, un Bisignani, un Orsi Ad della Finmeccanica condannato e libero,  un Giavazzi, un draghi,  un Passera,e i sospetti intrighi con l’Opus Dei,  un qualsiasi manager da minimo 300mila euro all’anno, un Mastropasqua, con 1mln. e 400 mila annui, più 32 società di cui è un ad o presidente o vicario o consulente esterno  di  una cinquantina di società, un Formigoni, un Penati, un Tarantino, un Guido Bertolaso, un Anemone, parenti e combriccola, un Marchionne, una Fornero, un Profumo, un duplice Colaninno, un Caltagirone S.p.A., un Daccò, un Marco Tronchetti Provera, un Benetton, un Ferrero, un  Cordero di Montezemolo, un Briadori, un Salini dell’Impregilo, un  Gotti-Tedesco e un padre Salvatore Palumbo, un G.Tempini (1.925.997) un Saccomanii della Banca d’Italia, un Bonomi, un Moretti della FFSS., un Arcuri, un D. Fruscia, una diana Bracco presidentessa dell’Expo, un Fantozzi , commissario straordinario dell’Alitalia et cetera, et cetera in elenco come un lenzuolo che copre mezza Italia, quella Italia lì.  Hanno mai avuto da fare quella scelta?  
Dove cavolo vivono e dove fanno i loro affari e per chi e dove sono nati mentre come Ingroia e Scarpinati come i colleghi meridionali, forse, verranno  ammazzati pur credendo nella Giustizia e non certo difendendo la corruzioni di amici di Banche e banchieri  per fondazioni e società con  soci occulti e difendendo la libertà  a tutti come Bellavista, patron dell’Acqua Marcia, i Ligresti con crediti di 2 miliardi nelle banche, i Zunini immobiliarista con credito bancario di 1.1mld  o Mancini della fondazione MPS?

Loro non hanno mai scelto, … loro hanno scelto tra un socio e l’altro, …loro sono LA SCELTA per tutti.  

Bruno  Pappalardo
 

Monologo di Roberto D'Alessandro dallo spettacolo "Terroni"


Quando mi chiedono "ma sei meridionalista, perchè?" non so cosa rispondere perchè tante sarebbero le risposte. 
Prendo spunto dal monologo di Roberto D'alessandro autore di Terroni Lo Spettacolo tratto dall'omonimo libro di Pino Aprile. È solo uno spezzone e consiglio di vedere lo spettacolo intero.
 
Marco Rossano



http://youtu.be/x3fG3HT3am8

Fonte : Marco Rossano youtube

lunedì 30 luglio 2012

TrinacriaNews » Articoli » Appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile




Appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile


Pubblichiamo quanto di seguito ricevuto da un nostro lettore
Salve,
vi invio un mio contributo riguardo l’appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile.
Cordiali saluti,
Giovanni De Grazia
Giornalista Pino Aprile
Da diversi anni si sta assistendo al rifiorire di un movimento meridionalista che sembrava assopito, tranne che negli obbiettivi dei molti partiti meridionalisti che però fino adesso non erano mai riusciti a fare fronte comune. Una nuova generazione di giornalisti, scrittori ed economisti però, sembra aver dato nuova linfa al movimento. Pensiamo ad esempio a Lino Patruno, con i suoi “Fuoco del Sud” e “Ricomincio da Sud”, Gianfranco Viesti con “Mezzogiorno a Tradimento” e “Abolire il Mezzogiorno”; ma la vera novità dirompente, quella che ha saputo portare il messaggio di un sud che vuole rinascere e che non ci sta più ad essere sempre additato come la radice di tutti i mali della nazione, è probabilmente quella di Pino Aprile, autore di “Terroni” (bestseller con più di 500.000 copie) e “Giù al Sud”, nei quali analizza i perchè del divario che si è creato nel sud dall”unità d’Italia fino ai nostri giorni e accende un faro su tutte quelle nuove realtà che indicano un mezzogiorno pieno di fermento e iniziative, sia economiche che sociali. Aprile ha iniziato a girare l’Italia, promuovendo i suoi libri e diffondendo queste tematiche, anche a chi non ne aveva mai sentito parlare o non era particolarmente attento a questi problemi. Per questo, i vari movimenti meridionalisti hanno pensato che possa essere la persona giusta per catalizzare l’attenzione di tutti quelli che vogliono cambiare il mezzogiorno, e lo hanno invitato a candidarsi come rappresentante di tutto il sud alle prossime elezioni politiche. Su internet sono presenti un gruppo facebook che raccoglie quanti invitano Aprile a fare il grande passo, e una pagina che raccoglie le firme per sottoscrivere la lettera d’appello che qui riportiamo:

segue l'appello.....

Fonte : Giovanni De Grazia Fb

La rivista "LucidaMente" di Bologna pubblica l'appello: "PINO APRILE, ENTRA IN PARLAMENTO"


Grazie all'interessamento di Fabrizio Bensai, attivissimo Coord. Provinciale Bologna del PdSUD ,a cui vanno i nostri complimenti, l' "appello" fa breccia, dopo Vicenza Più, anche su di un altro giornale del nord..

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta stilata da alcuni partiti meridionalisti al noto scrittore affinché si candidi alle prossime elezioni
Caro Pino, la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile, eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale: un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud.
Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra. Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet. È il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Per sottoscrivere l’appello in rete:http://partitodelsud.blogspot.it/.
Partito del Sud, L’Altro Sud, Per il Sud, Insieme per la Rinascita
Fonte : www.partitodelsud.blogspot.com

sabato 28 luglio 2012

Dovremmo essere già in diecimila! di Mino Errico


Splendido articolo dell'amico Mino Errico, direttore editoriale della rivista FORA e del relativo sito Eleaml.org che fu l'espressione del pensiero di Zitara, non solo per la condivisione della nostra iniziativa dell'appello a Pino Aprile per cui lo ringraziamo, ma anche per alcune lucide considerazioni sulla necessità di agire per una rappresentanza politica meridionalista...uniamoci ora!

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Dovremmo essere già in diecimila!

Mino Errico


Si dice che siano state vendute 500mila copie di Terroni di Pino  Aprile, i suoi iscritti al profilo facebook-terroni sono quasi 7mila, su youtube ormai abbiamo perso il conto di profili che sbandierano ai quattro venti le magnificenze del Regno delle Due Sicilie, sulla stampa da qualche anno appaiono articoli del tono dell'ultimo del Sole24ore, che paragona il regno di Napoli alla odierna Germania (articolo che conta 11mila condivisioni fb)... eppure a sottoscrivere l'appello che invita Aprile a buttarsi nella mischia e a farsi paladino di un sud identitario che non ha più complessi, siamo stati finora in meno di 4mila!
E si sprecano pure i distinguo, chi invita ad evitare il meridionalismo accattone, chi a non accogliere tutti, infatti alcuni post vengono bannati (cosa che non condividiamo in quanto chi scrive cavolate si squalifica da solo e non servono censure). Qualcuno sottolinea scetticamente che certe sottoscrizioni da dietro una anonima tastiera di computer valgono meno di zero e che quando si tratta di muoversi concretamente ci si ritrova sempre in quattro gatti.
Ora io mi domando che senso ha fare i puristi, lo sappiamo bene che internet può ridursi ad un fuoco di paglia (proprio in questi giorni si parla di un 54 % di followers su twitter di Grillo prodotti da bot), che non si può fare una analisi di purezza identitaria a chi sottoscrive l'appello (magari più di una volta e con nomi diversi, ma dobbiamo pure ricordare il caso Parma dove praticamente i grillini hanno fatto gran parte della campagna elettorale sulla rete!), ma ciò non toglie che il tempo dei convegni e delle celebrazioni dei bei tempi che furono è finito. Urge darsi una rappresentanza politica di tipo identitario. Tutto il resto son chiacchiere e comodi alibi se non posizioni strumentali dettate da oscuri interessi.
Gli amici del Pdsud sanno bene che non condividiamo tutte le loro scelte, che lo abbiamo scritto e continueremo a farlo, ma non ci siamo fatti pregare per sottoscriver l'appello a Pino Aprile. Anzi, abbiamo anche provato a tirarlo per la giacchetta personalmente ricordandogli che l'ultimo Zitara era andato oltre l'arroccamento sul separatismo e si era rivolto a Lombardo con una lettera che ci fece mettere su FORA... Il tutto per lanciare un sasso nello stagno, uno stagno fermo da 151 anni in cui sguazzano tanti politici e intellettuali meridionali  ben foraggiati dallo stato italiano.
Chi vi scrive è stato sempre scettico sulla opportunità di mettere su un movimento separatista nelle provincie napolitane, questo però non mi ha impedito di collaborare dieci anni con Zitara. Sfido chiunque a dimostrare che è stato inutile. Questo appunto è diretto ai puristi che stanno a guardare (potrei citare insorgenza, ma non solo) e ai neoborbonici che ritengono il popolo non pronto e si perdono in un culturalismo fine a se stesso.
E' giunta l'ora di bonificare lo stagno, e di prendere a pedate (politicamente parlando) chi ci sguazza.  Occorre solo uno scatto di orgoglio, dimentichiamoci della Napoli da derattizzare, dei forestali calabresi, degli sprechi siciliani, ricordiamoci che le nostre navi commerciavano con gli Stati Uniti e che i soldati piemontesi in Crimea dovettero constatare che le monete napolitane venivano accettate in tutto il mediterraneo.
Riprogrammiamo il nostro DNA, evitiamo di nasconderci, usciamo allo scoperto, firmiamo l'appello, facciamolo girare su Facebook, su Twitter, sui siti che presumono di essere identitari, parliamone a tavola con gli amici e con i parenti. Poi tutto si potrà migliorare, si faranno i programmi, ognuno farà i suoi distinguo, ma partiamo per la miseria.

Mino Errico

Fonte: www.Eleaml.org

venerdì 27 luglio 2012

de Magistris ancora il sindaco più amato d'Italia!


Comune di Napoli 

Sindaci: de Magistris più amato, De Luca fuori dai primi dieci


I sindaci delle aree metropolitane più apprezzati sono Luigi De Magistris, primo cittadino di Napoli, con il 65,2% dei consensi, ancora primo ; al secondo posto si piazza Piero Fassino, sindaco di Torino, con il 61% . Il sindaco piemontese supera Matteo Renzi (Firenze, PD) , in terza posizione con il 58,4%. E’ quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitocittà Aree Metropolitane dell’istituto di ricerca Datamonitor sull’apprezzamento dei sindaci. Giunta alla sesta edizione, la seconda del 2012, Monitor Città Aree Metropolitane è l’indagine trimestrale che enumera i sindaci delle 10 città metropolitane per gradimento del loro operato. Esce dalla top ten Vincenzo De Luca che fino a qualche tempo fa era considerato uno dei migliori sindaci italiani.



Fonte : napolipuntoacapo.it

NUOVA IRPEF FEDERALE: CHI PIU' HA MENO DA' !


di Marco Esposito


anticipato lo scenario descritto in "Federalismo Avvelenato"


Qualche giornalista oggi fa un po' di confusione sulle addizionali Irpef regionali. La norma introdotta nella manovra prevede l'anticipo al 2013 per le otto regioni in deficit sanitario della possibilità (di fatto un obbligo) di incrementare l'addizionale di 1,1 punti e non solo di 0,5. Visto che talvolta la memoria è corta c'è chi scrive che quindi l'addizionale passa da 0,5 a 1,1.
In realtà già oggi l'addizionale regionale in regioni del Sud come la Campania è del 2,03% di cui 1,23 di base uguale in tutte le regioni e 0,8 di incremento locale. Tale incremento dal 2013 sommerà lo 0,8 all'1,1 e quindi porterà a 1,9 la differenza rispetto alle regioni che non hanno introdotto maggiorazioni e a 3,13 la pressione fiscale regionale sui cittadini. Per capirsi le aliquote Irpef nazionali che oggi nei cinque scaglioni sono 23% - 27% - 38% - 41% - 43% in Campania diventeranno 26,13% - 30,13% - 41,13% - 44,13% e 46,13% .

E manca ancora l'addizionale comunale che a Napoli è di 0,45% - 0,50% - 0,60% - 0,70% - 0,80%. Per cui il totale di prelievo fiscale sul contribuente per la sola Irpef diventerà: 26,58% - 30,63% - 41,73% - 44,83% e 46,93%.

Potrà accadere in Italia che un contribuente campano con reddito di 55.000 euro entri nello scaglione del 44,83% e paghi più di un contribuente che vive in una regione e comune che applicano solo le norme base e che con reddito più alto, per esempio di 110mila euro, è in uno scaglione dove versa di meno: il 44,23%.

Un meccanismo già descritto un anno fa nel saggio di Gianni Pittella e Marco Esposito in "Federalismo avvelenato", con uno scenario che doveva scattare nel 2014 e che viene adesso anticipato. Chi più ha, meno dà: ingiustizia fiscale è fatta.


ps: per chi fosse interessato, "Federalismo Avvelenato" è ancora disponibile a Napoli nella libreria Treves a Piazza Plebiscito




Marco Esposito



Fonte : Marco Esposito Facebook

giovedì 26 luglio 2012

Anche "Soccorso Popolare Antiusure" ha aderito all'appello !









Anche il Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE" ha aderito all'appello a Pino Aprile!

"Prima la Sicilia e poi tutto il Mezzogiorno" di Piero Sansonetti



Bell'articolo di Piero Sansonetti, Direttore di CalabriaOra che con i suoi editoriali diventa sempre più meridionalista....

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Lo sbarco di Marsala. Sapete cos'è lo sbarco di Marsala? Quello che fece Garibaldi, coi mille, nel maggio del 1860: cominciò tutto da lì. I piemontesi prima conquistarono la Sicilia e poi, in fretta, tutto il Sud, fino a Napoli. E' sempre la Sicilia il primo passo. Da quel giorno di maggio del 1860 iniziò la rapidissima decadenza del Sud e la costruzione di questo strano paese-Italia che ha nel suo Dna la divisione tra ricchi e poveri, tra potere e obbedienza, tra Nord e Sud.
Anche stavolta si comincia dalla Sicilia. Un nuovo sbarco di Marsala. Il premier Monti e i giornali del Nord sono scatenati: vogliono lo scioglimento della regione e il commissariamento. Diciamo che vogliono la resa. Manderanno a governare un viceré, nominato da Roma, o forse da Bruxelles (o forse da via Solferino, visto che in testa alla battaglia ci sta sempre il "Corriere della Sera", guidato dal generale Stella, il quale non porta la camicia rossa come Garibaldi ma comunque è un tipo tosto che non molla mai).
Piegare la Sicilia è essenziale per completare l'operazione anti-meridionalista che sembra essere in cima ai programmi di Monti. E che un paio di giorni fa si è ben espressa con la scomparsa del Sud dal decreto sviluppo e gli applausi caldi della Lega.
Così si ripete in piccolo quello che già è avvenuto su scala europea: far pagare la crisi ai più deboli, togliendo loro soldi, risorse, lavoro, potere. E' successo questo, un anno fa, con l'attacco alla Grecia e poi all'Italia, alla Spagna e al Portogallo, e ora l'operazione si ripete dentro i confini nazionali. La Grecia, e il rischio fallimento della Grecia, fu la porta dalla quale passò l'assalto tedesco
( che a noi italiani è costato il commissariamento con la nomina di Monti): la Sicilia e il rischio fallimento della Sicilia è la porta dalla quale passa stavolta l'attacco del Nord Italia.
Che dopo aver colpito la Sicilia colpirà la Calabria e poi risalirà fino a Napoli e forse anche al Lazio.
E' una strategia scema. Il Nord non capisce che se - come è intenzionato a fare - sottrarrà ulteriori risorse al Sud, rendendolo ancora più povero di quanto non sia (la Sicilia è la regione più povera d'Italia, seguita dalla Calabria, e in queste due sole regioni ci sono il doppio dei poveri che vivono al Nord) finirà per inceppare definitivamente il sistema-Italia e aggraverà clamorosamente la crisi e porterà l'Italia fuori dall'Europa. C'è una sola via per rilanciare questo Paese: rilanciare il Sud. Investire al Sud e proteggere il Sud.
Purtroppo la classe dirigente italiana non è in grado di capire questa elementare verità. E la classe dirigente del Sud...beh quella non capisce per la semplice ragione che non esiste più da molto tempo, è fuggita, incapace di assumersi le proprie responsabilità.

Piero Sansonetti

Fonte :  CalabriaOra

mercoledì 25 luglio 2012

Ricomincio da Sud. E' qui il futuro d'Italia


Il testo che qui pubblichiamo è una sintesi del primo capitolo del nuovo libro di Lino Patruno, (Rubbettino ed., pag. 250, euro 14), che è in questi giorni in libreria (dopo l’anteprima al di Polignano). 

Il libro è un viaggio in un Sud poco conosciuto ai meridionali stessi. Un Sud considerato improduttivo ma che produce almeno 71 inaspettati tesori. Un Sud in cui Cristo si è mosso da Eboli dove si era fermato. Un Sud senza il quale neanche il Nord sarebbe Nord. Un Sud in cui c’è un sacro Graal col segreto del vero benessere. Un Sud che ha subìto un saccheggio 29 volte peggiore del Sacco del Nord. Un Sud in cui Mille meridionali sono pronti a mettersi in cammino. Ma anche un Sud non assolto dai suoi peccati neanche da un dio terrone.
Negli ultimi anni, Patruno ha pubblicato (Manni ed., 2008) e (Rubbettino, 2011). 



L’America d’Italia sarebbe oggi il Sud se tutti vi scendessero con gli occhi pronti a stupirsi e col taccuino disposto a registrare. Se vi scendessero non solo per accertare se sia più un , o più un . Se vi scendessero con lo spirito del viaggiatore che vede cose nuove se vuole vederle. Perché solo così potrebbe rendersi conto che, come l’America per il mondo di allora, il Sud è il futuro d’Italia e che l’Italia ha futuro solo a Sud. Perché come allora una vecchia Europa sfiatata rifiorì in quella luce da oltre Atlantico, così oggi una vecchia Italia non meno sfiatata potrebbe risollevarsi con la bombola d’ossigeno del Sud.
, e non ricominciando da zero ma da tre come il titolo del famoso film di Massimo Troisi. Ora è ovvio che qualcuno potrebbe dire: ci vorrebbe una centrale al plutonio per far guizzare una speranza da un posto che ha perso esso stesso ogni speranza. Un posto dal quale chi ci vive fugge e chi ci vuole andare è messo in fuga.
Tutto questo è vero se non parte una visita guidata al Sud. Una visita guidata che non si limiti ad addentrarsi nel solito lato B del Mezzogiorno ma ne percorra il lato A, che vada a vedere ciò che per pigrizia, per malafede, per partito preso, per ignoranza, per assuefazione non si vede. Una visita guidata che spezzi il monopolio di un Sud mai descritto da se stesso ma sempre pensato da altri solo come divario e sottosviluppo.
Un male che al Sud c’è. Ma la visita guidata dovrebbe rivelare anche che, se il Sud non ha sufficienti industrie, ha comunque un numero di industrie inaspettate e floride. Rivelare che, se il Sud ha un reddito inferiore al Centro Nord, ha comunque un reddito superiore a quello di buona parte del pianeta. Rivelare che, se dal Sud continua l’emigrazione, ci sono anche quelli che rimangono e, udite udite, quelli che tornano. E che se il Sud avesse potuto crescere in 150 anni come il Centro Nord, oggi tutta l’Italia sarebbe tanto ricca da superare Francia e Germania. Uno spreco di Sud. E però l’Italia è fra le prime dieci del mondo anche grazie al Sud. E del Sud non può fare a meno per rimanerci.
Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe un quarto in meno della sua ricchezza. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quasi tutto l’acciaio per le sue auto, le sue navi, i suoi locomotori e dovrebbe mangiare con forchette di plastica. Ma se non ci fosse il Sud, non avrebbe neanche le forchette di plastica perché quasi tutta la plastica italiana si produce al Sud. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutti gli aerei che sforna ogni anno. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte della sua benzina e tutto il suo petrolio. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte delle sue pillole e dei suoi antibiotici. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non potrebbe far funzionare buona parte dei suoi computer e dei suoi telefonini. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe metà della sua energia elettrica e neanche un watt della sua energia dal vento e dal sole. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutto il suo olio d’oliva benedetto. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe meno della metà delle sue auto, dei suoi camion, dei suoi trattori. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe le mozzarelle per le sue pizze e la dieta mediterranea per la sua linea.
Soprattutto, se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quel margine di potenza inespressa, quell’accelerazione in più, quei chilometri di velocità oltre i limiti che servono in situazioni estreme, la sgommata che conserva la vita. Sono i giovani, una grande possibilità di sviluppo che potrebbe sprigionarsi se solo la si mettesse in condizione di farlo, se solo non la si ignorasse. C’è bisogno di più Sud, non il contrario.
E poi, si sta spostando l’ombelico del mondo. E’ cominciato con la caduta del Muro di Berlino. Il mondo si è aperto. L’Adriatico ha finito di essere un mare che divideva più che unire ai Balcani. E se le rivoluzioni di Tunisia, Egitto, Libia non hanno portato tutta l’attesa democrazia, di certo però quei Paesi si sono rimessi in moto, sono popoli in cammino verso l’Europa. E intanto la Turchia cresce al 10 per cento l’anno e la stessa Africa intera viaggia sul 7 per cento. Il Mediterraneo ritorna centrale come unico mare su cui si affacciano tre continenti in fermento.
La nostra visita guidata al Sud servirà a capire tutto questo. Nella terra ci inoltreremo in una sorprendente prateria di cose fatte e di cose da fare. Vedremo l’orgoglio meridionale di chi sa che, se di produzione si vive, di sola produzione non si può vivere. Vedremo, come dice Guicciardini, che le difficoltà sono anche opportunità. Vedremo, come dicono i cinesi, che vuol dire anche . Vedremo, come dicono i filosofi, che dove crescono i mali fioriscono le possibilità di salvezza. Vedremo che Mezzogiorno è l’ora dalla quale ripartirà tutto



"Le Città del Sud" aderisce all'appello !






Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.

Anche l'associazione AIPA, aderisce all'appello !



Anche l'associazione Aipa (Associazione Imprenditori Partenopei) aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile. L'associazione ha come mission quella di unire le forze di chi lavora sul territorio e di chi desidera che queste terre del sud vivano una sana "normalità" 

martedì 24 luglio 2012

All'appello a Pino Aprile hanno già aderito come gruppi...



Oltre i promotori dell'appello:




Sono arrivare le adesioni dei seguenti gruppi/associazioni/movimenti:


ProSud , movimento meridionalista molto attivo su Twitter;









Nazionale di Calcio "Regno delle Due Sicilie", Ass. Sportiva Dilettantesca con Presidente Guglielmo Di Grezia, iscritta alla NF Board;






Rubriche Meridionali, Fondazione meridionalista progressista;







- Parlamento delle Due Sicilie - Parlamento del Sud,  fondato dal riconosciuto coordinatore nazionale del parlamento, Vincenzo Gulì;






Meridione in Movimento, costituenda associazione calabrese di Gioia Tauro (RC);


- - - - -Associazione Culturale Due Sicilie, associazione culturale storica lucana di Carmine Colacino


- Movimento civico "Riprendiamoci Caserta"






Movimento Lucania Viva












- RDS   Associazione "Rinascita del Sud"





Giovani per il Sud


   - Associazione "Giovani per il Sud"



- Associazione promozione e vendita prodotti del Sud






- Associazione Imprenditori Partenopei






- Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.











- Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE"






A breve pubblicheremo invece un aggiornamento di nomi all'elenco già lunghissimo di adesioni arrivate via mail....

Visto che non riuscivamo più a gestire le tantissime richieste via mail, abbiamo aperto un form di adesione:

Anche Fabio Pascapè aderisce all'appello !


Fabio Pascapè, attuale Responsabile del Museo P.A.N. di Napoli, specificando di farlo in qualità di cittadino attivo/funzionario comunale, aderisce all'appello per Pino Aprile.



Partito del Sud - Napoli

Angelo Forgione aderisce all'appello a Pino Aprile !



Con grande piacere annunciamo che Angelo Forgione, giornalista, pubblicista e fondatore del movimento V.A.N.TO. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), ha aderito all'appello a Pino Aprile. 

Anche Consiglia Licciardi firma l'appello a Pino Aprile!



Da Partito del Sud - Roma: Ha aderito e sottoscritto l'appello a Pino Aprile anche Consiglia Ricciardicantante napoletana e studiosa ed interprete della canzone napoletana classica, con tantissime collaborazioni da Murolo a Enzo Avitabile, da Renzo Arbore a Enzo Gragnaniello.

lunedì 23 luglio 2012

Anche l'organizzazione R2S aderisce all'appello per Pino Aprile !



Anche l'organizzazione che s'interessa di confezionare, produrre, vendere e promozionare prodotti del Sud, aderisce all'appello per Pino Aprile!

De Magistris a Severino : da sindaco non posso accettare sue parole...


riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e postiamo :


"Un sindaco si aspetta che un ministro della Giustizia metta in campo tutte le iniziative possibili per rafforzare le strutture giudiziarie che operano contro il crimine e il crimine organizzato, invece il ministro Severino agisce in senso contrario, si veda il provvedimento della spending review in materia. Come sindaco di Napoli non posso accettare la legalità predicata, cioè esplicata solo per mezzo di parole roboanti che poi trovano smentita nei fatti, cioè nelle scelte politiche operate che certo non sostengono l'attività giudiziaria. Come sindaco di Napoli non posso accettare che queste parole roboanti precipitino dall'alto e da Roma mentre sul territorio e in prima fila ci sono le istituzioni, le associazioni e gli stessi cittadini che lavorano, tra mille difficoltà ma con grande coraggio, per un cambiamento etico-politico che vedo in parte già iniziato. Un tema importante, su cui si dovrebbe compiere una riflessione collettiva, è anche quello relativo ai luoghi comuni e agli stereotipi che infarciscono ancora oggi alcune descrizioni di Napoli, perfino da parte di esponenti politici ed intellettuali raffinati che avrebbero tutti gli strumenti per sapere che questa città non è la periferia etico-politica del pianeta e che è stanca di essere dipinta come tale, poiché sta realizzando un cambiamento che è tangibile anche semplicemente visitandola. Ma forse è proprio questo cambiamento che ad 'alcuni' non piace e che li spinge a rappresentazioni non veritiere della nostra città, che strumentalmente vorrebbero restasse sempre 'sott'acqua' perchè la crescita di Napoli, capace di far da traino alla riscossa dell'intero Sud, è una minaccia agli interessi in alcuni casi lobbistici e, mutatis mutandis, anche un po' para-leghisti".

Luigi de Magistris

Fonte : comunicazione.demagistris.it

"Friarielli & I - Pad" Terza riflessione di Giovanni Cutolo








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Terzo intervento sulla rubrica dal nome esotico, provocatorio e originale di "Friarielli & I-Pad", curata dal nostro Dirigente del CDN prof. Giovanni Cutolo, fatta da suoi brevi testi o da lui riportati o tradotti. 






L’esperimento di Worgl

Nel 1932 Worgl, ridente cittadina tirolese di 4.000 abitanti, si ritrovò schiacciata da una pesante deflazione dovuta alla stretta creditizia varata dalla Banca Nazionale Austriaca. Da 1.100 milioni di scellini di denaro circolante, si scese a 900 milioni circa, mettendo così in ginocchio l'economia. Circa 1500 abitanti, cioò oltre il 35% della popolazione, si trovarono in breve disoccupati.

Il sindaco, Michael Unterguggenberger, meccanico ed ex-ferroviere, valutata la situazione dichiarò che: “La lenta circolazione  del denaro è la ragione principale della paralisi economica che stiamo vivendo. La ricchezza scappa cada sempre più rapidamente dalle mani di coloro che la producono, per infilarsi nei canali generatori di interssi accumulandosi nelle mani di quelle poche persone che lungi dal restituirla ai mercati reali, la accaparrano tesaurizzandola come strumento di speculazione”.

Dopo un accurato lavoro locale di preparazione presso imprenditori, commercianti, banca e abitanti, egli fece allora stampare 32.000 scellini sotto forma di Bestatigter Arbeitswerte, titoli cartacei, qualificati non come denaro ma come certificati di valore di lavoro. I tagli di questi certificati erano da uno, cinque e dieci scellini e scadevano dopo un mese; il possessore poteva però prorogarli applicandovi, a proprie spese, una marca acquistabile in Comune e avente un costo pari all’1% mensile (ossia il 12% annuo) del valore facciale. L'emissione era «coperta» alla pari: una somma uguale di veri scellini era depositata dal Comune nella locale banca di risparmio. I detentori delle «banconote di lavoro» (moneta deperibile) avrebbe potuto presentarle all'incasso in ogni momento e riscuotere così l’equivalente valore in scellini di corso.

Venne inoltre stabilito che, per questa specifica operazione, la banca avrebbe riscosso un «aggio di servizio» del 2 %. Allo stesso tempo questi certificati potevano essere depositati in banca alla pari (riconoscendo ai titolari del deposito un credito pari al valore facciale) ma non fruttavano interessi; la banca veniva anch’essa assoggettata a pagare una tassa “di parcheggio”, essendo così incentivata a prestarli. Poiché il costo di detenzione della moneta deperibile, 1%, era solo la metà del costo del suo cambio in scellini, di fatto nessuno portò mai all'incasso la nuova moneta.

Tutti gli impiegati del Comune, compreso il sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Questi certificati cambiano mano mediamente circa 36 volte al mese, sviluppando, nei 14 mesi dell’esperimento un volume di affari 2.5 milioni di scellini, mentre il denaro “buono” retrocedette a circa soli 5 passaggi di mano mensili. Il comune, accettandoli in pagamento delle imposte e servizi, li rinvestiva immediatamente in opere pubbliche, dando lavoro a molti disoccupati. Vennero in tal modo costruiti un ponte sull’Inn, quattro strade, rimodernate le fognature, ampliata la rete idrica.

A Worgl si lavorava sodo e a pieno regime, si viveva decorosamente, i prezzi erano stabili, il benessere aumentava. L’esperimento, che funzionava molto bene, destò l’attenzione dei paesi limitrofi, i quali copiarono l’esperienza. Il comune di Kitzbuhel, oltre ad accettare i buoni di Worgl, emise 3000 scellini di suoi certificati, e i 300.000 tirolesi circostanti cominciarono a interessarsi a questo modello.

Tutto ebbe fine per l’intervento della Banca Centrale austriaca i cui funzionari arrivarono a Worgl nell’agosto del 1933 per sospendere l’esperimento, giudicato illegale in base all’art. 122 della Costituzione Austriaca di allora, che riservava alla Banca Nazionale il diritto esclusivo di signoria. Venne emanato un ordine governativo che stabiliva il ritiro dei certificati entro il 15 settembre 1933. Il borgomastro fece ricorso alla Corte Suprema di Giustizia, riuscendo a guadagnare un altro bimestre, ma il 15 novembre dello stesso anno la Corte depositava la sua sentenza, rigettando l’appello e archiviando l’esperimento.
Questo eccezionale esperimento suscitò interesse e scalpore. Il presidente del governo francese Daladier si rese a Worgl in visita. Ovviamente se ne parlò molto nel circondario e la notizia giunse finanche in Svizzera dove il 24 maggio 1933 a Winterthur il coraggioso borgomastro di Worgl Unterguggenberger tenne un’affollatissima conferenza alla presenza di oltre mille persone, conferenza che non fu possibile ripetere, come era stato programmato, a Ginevra farlo perché al borgomastro venne ritirato il passaporto per carico pendente.

Poco dopo la proibizione del denaro libero Unterguggenberger ricapitolò la sua esperienza con le seguenti parole: “ . . . che qui si sia inteso cancellarmi dalla storia, questo lo avevo previsto! Ad ogni modo sono riuscito a mandare al mondo un segnale su ciò che è possibile fare. Il mondo e io lo abbiamo dimostrato! Questa nuova coscienza deve adesso maturare lentamente nel pensiero degli uomini. Non dimentichiamo che, all’inizio, si tentò di impedire anche l’introduzione della ferrovia”.

Giovanni Cutolo