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venerdì 17 dicembre 2010

Le truffe del nord nella questione meridionale




Avv. Gianluca Bozzelli

Non vi è soluzione al perenne divario tra Nord e Sud alla “questione meridionale” (se tale ancora può definirsi dopo 149 anni) se non politica, quindi economico-finanziaria, prima che socio-culturale.
Finalmente raggiunta dal messaggio dei movimenti civici, amplificato da certa recente saggistica, la gente comincia a comprendere le vere origini del divario tra Nord e Sud. Ragioni storiche: l’indebitamento, la crisi finanziaria e la bancarotta dello Stato piemontese invasore ed “unificatore” da una parte, la ricchezza, lo sviluppo economico e commerciale del Regno napoletano conquistato! Ed allora, l’invasione del territorio, dimentica della pur pregevole spinta ideale unitaria (di pochi), si è trasformata in colonizzazione culturale,
ma soprattutto economica. Il Banco di Napoli e quello di Sicilia, istituti ancora fino a non tanti decenni fa autorizzati a battere moneta (e che moneta! Valeva due o tre volte la lira piemontese nei mercati monetari internazionali di Parigi e Londra), sono stati acquisiti e sviliti dai Crediti padani. Le famosissime e floridissime fabbriche meridionali (tra cui Pietrarsa, Castellammare, Mongiana e le siciliane) spostate al Nord, le ricchezze

del Regno di Napoli e Sicilia (ancora nelle casse del Ministero del Tesoro al momento dell’invasione) acquisite da Torino prima e da Roma poi.
Ma torniamo all’attualità. Oggi, nel Sud, non vi è più una Banca del territorio e del cittadino, capillarmente presente in tutte le province, in grado di concedere credito in base alla conoscenza personale e di dare supporto e finanziare le buone imprese, negli angoli più lontani delle regioni meridionali (le popolari sono comunque incluse in circuiti gestiti in “padania”, vedi BCC). Se i criteri UE di Basilea hanno ridotto le imprese ad un numero, la discriminazione territoriale italiana ha ridotto quel numero a zero.
Non si rinviene, ad esempio, una sola compagnia di Assicurazioni che sia meridionale: sarà un caso, ma nei nostri territori, si applicano le tariffe più alte d’Italia e d’Europa! Si provi però ad entrare nel campo della statistica assicurativa ed apparirà un risultato sorprendente: Napoli e la Campania non sono affatto le regine d’Italia per incidenti stradali, essendo la regione solo terza (dopo Lombardia e Lazio) per numero di eventi e costi per sinistro e la Capitale (recte: il capoluogo) oltre il decimo posto per costi medi per sinistro


(dati ISVAP 2009 r.c.a, pubblicati su http://www.isvap.it/ e http://www.mvox.eu/).

I dati pubblicizzati sulle presunte truffe in Campania invece non vengono adeguatamente riscontrati: da dove sono tratti? Si riferiscono alle denunce/querele sporte dalle Compagnie contro gli “artisti del parafango”, o sono basati correttamente sulle sentenze passate in giudicato? Se non vengono citati criteri di calcolo e fonti, si legittima il dubbio che i dati sulle truffe siano forniti in base a istruttorie e valutazioni interne ed inattendibili delle assicurazioni e che gli aumenti delle tariffe in Campania, giustificati sulle notizie diffuse, non siano leciti!
Stiamo pertanto lavorando per la costituzione di un’Assicurazione meridionale per gli italiani meridionali, estranea alle logiche colonialiste del Nord e fuori dai cartelli corporativi di settore, mentre si analizzano i metodi di realizzazione dell’istituita banca statale del Mezzogiorno.
Gianluca Bozzelli
Fonte : OndadelSud

Pubblicato da : NON MI ARRENDO a 12/17/2010 07:32:00 AM 0 commenti
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