...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

venerdì 30 luglio 2010

Quando l'orgoglio dei terroni si trasforma in un bestseller




Un libro prende le difese del Sud nella storia d'Italia e diventa un caso editoriale. La tesi? Il meridione è arretrato perché è stato derubato dai conquistatori del Nord



di Giordano Bruno Guerri

Ha scalato per settimane le classifiche dei saggi più vendu­ti, e da settimane è stabilmente al primo posto, senza segnali di flessione, anzi. E parliamo di un autore - Pino Aprile - di lun­go e onorato corso giornalisti­co, ma non famosissimo, né no­to alle patrie tv. Per di più il suo libro ha un titolo - Terroni (Piemme) - che sembra poter allettare soltanto dei veterole­ghisti, arcaici come l'espressio­ne ancora usata con disprezzo per indicare gli italiani del Sud. Invece Terroni è la rivendica­zione dell'orgoglio meridiona­le, oltre che un tentativo di spie­gare - in modo appassionato e polemico - come l'Unità d'Ita­lia abbia danneggiato il Sud e quanto sia costata ai suoi abi­tanti: ridotti, decennio dopo de­cennio, a italiani di seconda scelta, forza lavoro malsoppor­tata al Nord, presunti pelandro­ni e certamente similmafiosi nelle loro terre. Buttato di traverso alle cele­brazioni per i 150 anni dell'Uni­tà, il libro di Aprile non ha il pre­gio del rigore storiografico, ma quello di una furia iconoclasta nel raccontare fatti noti soltan­to agli storici, fatti tenuti nasco­sti a tutti gli studenti che si sono seduti sui banchi delle scuole italiane dal 1861 a oggi. Dun­que ignoranti anche dagli stes­si meridionali: che adesso ­non soltanto loro - scoprono certe verità in Terroni e ne fan­no una sorta di Bibbia delle ri­vendicazioni del Sud. Sostenu­to com'è dai numerosi- piccoli ma combattivi- gruppi neobor­bonici come dal Partito del Sud di Antonio Ciano, sindaco di Gaeta, il volume di Aprile po­trebbe diventare il testo sacro di una futura Lega Meridiona­­le, contrapposta a quella di Bos­si: specialmente se l'attuazione del federalismo fiscale provo­cherà i danni che al Sud tutti si aspettano. Da tutto ciò nasce il successo di un saggio violento quanto ben scritto, che sa portare un' idea dove vuole farla arrivare. A causa del suo ben maggiore equilibrio non ebbe lo stesso successo un libro bello come Sud. Un viaggio civile e senti­mentale, di Marcello Venezia­ni (Mondatori 2009). E per lo stesso motivo temo che non avrà lo stesso successo (corna e stracorna) il mio Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimen­to e del brigantaggio, in uscita a fine anno, sempre da Monda­dori. Il successo di Aprile era prevedibile, e non a caso appe­na Terroni uscì organizzai un dibattito in piazza fra lui, Vene­ziani e me, che si terrà a Mono­poli il 5 agosto nell'ambito del progetto Cantiere Cultura. Sa­ranno interessanti soprattutto le reazioni del pubblico. Le mie tesi non sono dissimili da quelle di Aprile, anche se equilibrate dai necessari distin­guo, e anche se non sono 'terro­ne' come lui. L'annessione del Sud fu una guerra di annessio­ne e di conquista, spietata e bru­tale. Il Regno delle Due Sicilie non era il paradiso in terra, cer­to, ma neppure l'inferno. Il pa­ternalismo borbonico permet­teva pure ai più poveri di vivere decentemente anche nelle con­dizioni di arretratezza feudale con le quali venivano gestite le terre coltivabili. La vita cultura­le, almeno quella alta, era di tut­to rispetto. Le industrie, in parti­colare quelle metalmeccani­che e tessili, erano all'altezza- e a volte superiori - a quelle del Nord. Soprattutto, le casse del­lo S­tato e la circolazione mone­taria erano più ricche che nel re­sto d'Italia messo insieme. Denaro, terre e industrie face­vano gola ai Savoia, molto me­no romantici di patrioti, il cui motto era: 'L'Italia è un carcio­fo da mangiare foglia a foglia.' Infatti l'ex Regno delle Due Sici­lie venne depredato di tutto: l'oro delle sue banche venne per lo più reinvestito al Nord, le industrie smantellate e trasferi­te più vicino alle Alpi; le terre, anche quelle sottratte al clero, non furono date ai contadini ­come aveva promesso Garibal­di - ma cedute a basso prezzo alla borghesia settentrionale o agli antichi feudatari divenuti improvvisamente filounitari. A rimetterci fu il popolo, che d'improvviso si vide sconvolta l'esistenza da invasori (i cosid­detti plebisciti furono una truf­fa di Stato) che imponevano re­gole e leggi tali da cancellare con un tratto di penna abitudi­ni secolari: basti pensare alla le­va obbligatoria imposta dal nuovo Stato. Fu così che nac­que il fenomeno sprezzante­mente definito 'brigantaggio'. Gli uomini che sono passati alla storia (per modo di dire, perché i testi di storia ne parla­no pochissimo) come 'bri­ganti', a volte erano veri ban­diti, ma oggi li chiamerem­mo partigiani. Fu una guerra civile, la lotta che si svolse fin dal 1860 fra 'i piemontesi' e decine di migliaia di contadini saliti sui monti e appoggiati da buo­na parte della popolazione. Il neonato Regno d'Italia, per stroncare la ribellione, dovette impiegare quasi metà dell'eser­cito e- dall'agosto del 1863- un provvedimento liberticida, la legge Pica, che metteva in stato d'assedio quasi tutto il Sud. Una legge che permetteva ai tri­buna­li militari di fucilare chiun­que senza possibilità d'appello e che - per la prima volta nella nostra storia - premiava i pre­sunti 'pentiti' con denaro e li­bertà facile. Solo così il fenome­no venne sconfitto, negli anni successivi. Nel frattempo, però, c'era sta­to un numero non calcolabile di morti (i documenti furono in gran parte distrutti). Fra i milita­ri, di certo, ci furono più caduti che i 7/8.000 di tutte e tre le guer­re d'indipendenza messe insie­me. Fra i 'terroni' si possono calcolare almeno centomila vit­time, fra morti in combattimen­to, in prigione, fucilati, per sten­ti e malattie. Le crudeltà, come in tutte le guerre civili, furono ef­ferate: se alcuni briganti mutila­vano i soldati e ne mangiavano il cuore, i soldati stupravano, saccheggiavano, esibivano le teste mozzate dei nemici. In­cendiavano paesi interi, come Pontelandolfo e Casalduni, completamente rasi al suolo per vendicare l'uccisione di 40 bersaglieri. E Pino Aprile non usa mano leggera, per un para­g­one con i metodi usati dai nazi­sti nella Seconda guerra mon­diale. Le conseguenze principali fu­rono sostanzialmente tre, a 'pa­cificazione' avvenuta. Prima di tutto, la spaventosa miseria del Sud, che tra fine Ottocento e ini­zio Novecento costrinse milio­ni e milioni di meridionali a emigrare in Europa e nelle Americhe. Seconda conse­guenza, una sorta di rassegna­zione rancorosa da parte dei conquistati, sintetizzabile con la frase: 'Ci avete voluto? Ades­so manteneteci.' Infine il bri­gantaggio - e il modo usato per combatterlo- rafforzarono a di­smisura mafia, camorra e 'ndrangheta. Oggi possiamo dire che an­che il meridione d'Italia ha fini­to - molto tardivamente - per trarre vantaggi dall'Unità. Ma non è possibile dire se, rimasto indipendente, avrebbe finito per somigliare più a uno state­rello balcanico o nordafricano, o sarebbe diventato una terra felice, con tutte le sue genti al so­le, con un'economia propria, il turismo e un ruolo rilevante nel Mediterraneo. Di certo, nascondere quel che avvenne non è servito a una crescita del Paese e della nostra coscienza nazionale: in quasi ogni famiglia del Sud si tramanda il ricordo di antichi lutti, di antichi soprusi subiti. E' per questo che il libro di Pino Aprile - che arriva come uno schiaffo in faccia a chiunque lo legga - ottiene tanto successo. E' come svegliarsi e scoprire che l'incubo appena sognato era una realtà.

mercoledì 28 luglio 2010

In distribuzione il numero 2 de "il Brigante" magazine

In edicola il 2° numero de "il Brigante", nella nuova magnifica versione magazine. Come sempre, puntuale e attento, vi è riportato all'interno (a pagina intera) il nostro volantino "Comprasud" di qualche settimana fa che abbiamo prodotto e distribuito come Partito del Sud e Insieme per la Rinascita davanti ai maggiori supermercati di Napoli e provincia.
Ancora grazie a "il Brigante", condotto e prodotto con grinta e competenza dall'amico e compatriota Gino Giammarino.


Fresco (cosa che, considerato il caldo, dovrebbe fare piacere a tutti – ndr) di stampa, arriva in edicola il nuovo numero della versione “Magazine” della nostra testata che titola in copertina: “La Panda del buco”. Il riferimento, naturalmente, è alle vicende di Pomigliano che servono, però, solo come punto di partenza per analizzare i guasti di un’Italia che, vittima di un “governo degli anziani”, è preda dell’immobilismo, del lobbismo e delle consorterie; dunque, non riesce a crescere in maniera sana. Ma sono tanti i temi interessanti presenti in questo numero. Intanto tre speciali dedicati alla storia di Palazzo Venezia e della famiglia di Gennaro e Cristina Buccino, all’isola di Procida ed al Premio Giornalistico “Città di Salerno”. E proprio il sindaco di questa città, Vincenzo De Luca, è la vittima dell’imboscata al politico di questo numero. Ma si ritrovano anche tanti altri incontri con, tra gli altri, Enrico Durazzo e le nuove produzioni “anti-leghiste” messe in campo da Napolimanìa, il ricordo di Pietro Taricone consegnato ai nostri lettori da Marisa Laurito, le due brave colleghe Paola Rendina e francesca Fortunato che stanno dimostrando che si può fare un programma radiofonico sul calcio e sul Napoli in maniera signorile e professionale, l’anticipazione del nuovo libro di Eugenio Bennato dallo stimolante titolo: “BRIGANTE SE MORE - Viaggio nella musica del Sud”. Beh, insomma…un numero che, come sempre, vale davvero la pena di essere acquistato e archiviato. Dunque, se volete saper proprio tutto, come direbbe la grande Sofia:“ACCATTATAVILLE”!

Gino Giammarino

martedì 27 luglio 2010

Manifestazione contro Benetton!



Mercoledì 28 luglio alle 18 e 40 partirà da Napoli la più grande campagna di boicottaggio ai danni dello storico marchio trevigiano "Benetton",da sempre finanziatore di persone come MASTELLA o partiti come la LEGA.
Da ricordare poi è che sempre BENETTON\AUTOSTRADE gestisce pure la tangenziale di Napoli,unica tangenziale a pagamento d'ITALIA. L'appuntamento è alle ore 18 e 40 presso il negozio BENETTON di via Roma.
I movimenti INSIEME PER LA RINASCITA, PARTITO DEL SUD ,INSORGENZA CIVILE e CAMBIAMO NAPOLI ,tutti insieme, manifesteranno e distribuiranno volantini contro il marchio BENETTON .
Non mancare, SE CI TIENI AL SUD !!!!


"L'intervento del Dott. De Santis al Convegno di "Noi Sud" a Villa S. Giovanni



"Discorso politico di grandissimo spessore del Dott. De Santis al convegno di Noi Sud tenutosi a Villa San Giovanni il 24 luglio del 2010. Uniti si Vince, questo il messaggio di Beppe a Noi Sud. L'11 novembre a Palermo ci saranno gli Stati Generali del Sud, tutti i movimenti possono aderire alla Confederazione del Sud. Uniti possiamo battere destra e sinistra, che per noi sono solo direzioni stradali. Il sistema è imploso, i partiti cercano di arraffare il più possibile, la degenerazione politica è al top, al Nord la Lega fa man bassa di voti, il Sud è colonia commerciale e politica dei poteri economici nordisti, bisogna unire le partite IVA dei contadini massacrati dal potere economico, dei commercianti assoggettati al giogo dei supermercati del Nord, degli artigiani assoggettati all'invasione industriale dei "prenditori" padani.Un Kg di farina viene pagata 23 centesimi, un pacchetto di Brooklin costa un euro. Qualcosa non va e bisogna correggere il tiro. Questo sistema economico sta portando il mondo intero alla fame, il Partito del Sud vincerà perchè è propugnatore di un nuovo assetto economico:Global in Local. Bisogna abbattere la burocrazia piemontese che governa questo stato. E' il vero mostro da abbattere.Riforma fiscale da fare, far pagare chi più ha, far pagare gli evasori che stanno rintanati quasi tutti al Nord.Distruggere una volta per sempre la Mandraca, braccio armato della massoneria imperante."

Antonio Ciano



Intervento di Grande spessore del Dott Beppe De Santis al Convegno di Noi Sud tenutosi il 24 luglio a villa San Giovanni davanti a mille persone. De Santis ha invitato i dirigenti di Noi Sud a partecipare alla Confederazione del Sud per il Mediterraneo.


Pubblicato da NON MI ARRENDO a 7/27/2010 04:02:00 PM 0 commenti


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L'intervento di Antonio Ciano al Convegno di "Noi Sud" a Villa S. Giovanni


"Una miriade di movimenti meridionalisti son nati nel Sud, questo ci fa piacere. Bisogna scegliere la strada da seguire. Il Partito del Sud della Confederazione del Sud lo ha fatto. Bisogna andare al governo contro tutti i partiti del Nord e batterli. Quella che chiamano economia nazionale è solo tosco- padana e i partiti di destra e di sinistra sono i difensori di quella economia. Per unire l'Italia dobbiamo ricreare, dopo 150 anni,una economia del Sud, distrutta dal Risorgimento. Per crearla dobbiamo mandare all'opposizione destra e sinistra, che ,per noi del Partito del Sud, sono solo indicazioni stradali."
Antonio Ciano

domenica 25 luglio 2010

La storia siamo noi !


ANTONIO CIANO :



"...e noi del Partito del Sud saremo la storia del futuro. Un mondo è andato, oggi siamo governati da amebe, da ladri, da piduisti e da mafiosi. Il partito del Sud ripulirà l'aria di questa nazione infetta da 150 anni di malversazioni..."
Fonte : Facebook - Antonio Ciano

sabato 24 luglio 2010

Signor Presidente della Repubblica

Fenestrelle, Briganti massacrati,
Emigranti

riportiamo una lettera, che riteniamo estremamente puntuale ed esaustiva, dal sito www.eleaml.org dell'amico e compatriota Mino Errico, sicuri non ce ne voglia ma approvi la nostra "appropriazione indebita"

di Antonino Vassallo, Racalmuto 21 luglio 2010

Signor Presidente della Repubblica,
nel sito internet delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia si legge che il “Risorgimento” non fu una rivoluzione di popolo bensì “una rassegnata accettazione della nuova realtà” delle “vecchie classi dirigenti”. Ciò, va detto, rappresenta un piccolo passo avanti nella direzione del ripristino della verità su quel periodo storico cruciale se messo a confronto con la omissiva e falsa retorica risorgimentale che sinora aveva caratterizzato le posizioni ufficiali delle istituzioni italiane. Ma poi si continua affermando che “solo nell'Italia meridionale si manifestò una qualche resistenza” dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli “con la battaglia del Volturno e la difesa di alcune fortezze”. Una qualche resistenza? Ancora dopo 150 anni si vuole negare quanto accadde? Tutto il territorio delle Due Sicilie, da Pantelleria a Civitella del Tronto, fu teatro di rivolte continue delle popolazioni meridionali che si ribellarono al nuovo ordine sabaudo. Palermo insorse e lottò per sette giorni contro le truppe regie nel 1866. Per dieci lunghi anni vi fu una repressione militare inaudita che causò diverse centinaia di migliaia di vittime. Si colpì indiscriminatamente e in violazione di tutti i diritti umani e di tutte le leggi di guerra dell'epoca.
Signor Presidente, lo Stato deve ancora riconoscere che in Italia, per dieci anni (1860 – 1870) vi fu una Guerra Civile e che l'esercito “unitario” operò con una ferocia tale da fare impallidire le più crudeli rappresaglie dell'esercito tedesco contro la popolazione operate durante la lotta partigiana del 1943-45. Gli italiani (tutti del nord e del sud) debbono conoscere la verità sui fatti di quell'epoca e sui processi storici che ci hanno portato alla costruzione di “questa” Italia. Ne hanno il diritto. Fino a quando questo riconoscimento non arriverà non ci sarà nulla da festeggiare. Come si possono festeggiare la fucilazione di una bambina di 8 anni (Angelina Romano di Castellammare del Golfo) e di tanti altri minorenni; l'eccidio delle popolazioni di interi paesi (Pontelandolfo, Casalduni e di un'altra cinquantina di paesi); le fucilazioni arbitrarie ed immediate sul posto; le teste tagliate e i corpi dilaniati messi a marcire nelle pubbliche piazze; la deportazione di decine di migliaia di meridionali nei lager piemontesi (i cadaveri ad Auschwitz venivano eliminati nei forni crematori, a Fenestrelle nelle vasche di calce viva!).
Signor Presidente, lo Stato repubblicano deve rendere omaggio alle vittime innocenti della guerra civile del 1860 – 1870. Nel 2004 è stato fatto per le foibe con l'istituzione della giornata del ricordo. Per le vittime della prima vera guerra civile italiana, come fossero figli di un dio minore, assolutamente nulla. Anzi. Sul sito della Presidenza della Repubblica Italiana, signor Presidente, alla pagina delle onorificenze, tra veri eroi, decorati con la medaglia d'oro al valore miltare si leggono nomi come: il maggior generale Ferdinando PINELLI (stermini di massa in Abruzzo), il tenente colonnello Emilio PALLAVICINI DI PRIOLA (gran fucilatore e inflessibile propugnatore di repressioni indiscriminate in Calabria), il maggiore Pietro QUINTINI (a Castellammare fece fucilare anche la bambina di 8 anni) , il maggiore Enrico FRANCHINI (il fucilatore di Borges ed altri 22 prigionieri), il maggiore Pier Eleonoro NEGRI (il responsabile materiale dell'eccidio di Pontelandolfo!) Ebbene questi signori furono dei criminali di guerra responsabili dello spargimento di tanto sangue innocente in tutto il sud Italia! Nessuno mai ha pensato di revocare quelle onorificenze. Il Parlamento italiano, nel 1951 ha ratificato la Convenzione di Ginevra in tema di protezione delle persone civili in tempo di guerra. Non è, pertanto, coerente per la Repubblica condividere con il regime sabaudo le motivazioni per le quali furono date quelle onorificenze. La legge 453 del 1932 dovrebbe consentire la revoca di quelle onorificenze.
Mi permetta, inoltre, di chiederLe come si possa conciliare la realizzazione di “un quadro significativo di iniziative tali da assicurare la diffusione e la testimonianza del messaggio di identità ed unità nazionale”, come si legge sempre sul sito del 150°, con la recente riapertura del
Museo Lombroso a Torino: una “collezione” di poveri resti dei cosiddetti “briganti” meridionali (alcuni di questi resti, tra l'altro, hanno un nome e cognome) recuperati durante la guerra civile ed esposti come reperti per illustrare le deliranti e razziste teorie criminologiche di Cesare Lombroso. Cosa accadrebbe nel mondo se in Germania venisse aperto un museo sugli esperimenti di Mengele con in mostra le parti dei corpi dei prigionieri di Auschwitz e dei feti conservati nella formalina? In Italia un obbrobrio del genere è possibile senza che nulla accada? Se è così, signor Presidente, vuol dire che io non posso considerarmi un italiano.
Con ossequio
Antonino Vassallo


"In genere non commentiamo gli interventi che ci inviano gli amici che ci seguono, stavolta vogliamo scrivere poche righe perchè il messaggio di Antonino ci ha colpito per la pacatezza e la serietà delle argomentazioni. Dalla sua lettera si evince che ha letto tanto, che ha scoperto quella che Cutrì definisce l'altra faccia della luna, che questa scoperta lo spinge a farsi avanti. Altri, per scelta, per indole, per mancanza di coraggio evitano di mostrarsi, di prendere la parola, di attivarsi in qualche modo e si macerano nel loro isolamento. E son tanti. Per questo serve una rappresentanza politica, per dare una dignità e una voce ai tanti che attendono nell'ombra.
Ovviamente, noi concordiamo con Antonino: nulla da festeggiare. Trovatelo voi un motivo, se ci riuscite, per cui un meridionale debba festeggiare il centocinquantenario. Almeno fino a quando non verrà fatta una operazione di verità storica, in cui anche ai vinti sia riconosciuta pari dignità, unica strada per un nuovo e condiviso inizio per questo stato che sta andando in frantumi e pare che nessuno se ne accorga."

Zenone di Elea - 22 luglio 2010

Fonte : www.eleaml.org

" in genere, anche noi, non commentiamo articoli tra l'altro di altri siti o blog, pur se amici; ma in questo caso condividiamo appieno le parole di Zenone di Elea e ci uniamo alle valutazioni positive sulla lettera di Antonino Vassallo, e la rabbia che ci sale su leggendola vorremmo suscitasse le stesse reazioni in ogni meridionale onesto e fiero della sua appartenenza!"

Andrea Balìa Partito del Sud - Napoli

venerdì 23 luglio 2010

Quando le idee e gli uomini sono in vendita...(talvolta succede...)










By Joe Manolenta




AAA…cercansi giovane meridionalista esperto in grafica, storia e comunicazione, da inserire
in organico direttivo di partito politico istituzionale in fase di trasformazione/nuova veste, cui affidare competenze immagine, strategie comunicative ed elaborazione slogan e discorsi
da concordare.
Offresi adeguato stipendio e possibilità carriera!

- Metti che un giovane meridionalista proponga ad un partito istituzionale, in trasformazione/riciclaggio nuovo nome e nuovo taglio, una locandina/manifesto rappresentativa della nuova impostazione;

- Metti che l’idea non dispiaccia, pur non del tutto condivisa, al leader del vecchio/nuovo partito;

- Metti che il giovane meridionalista consigli al leader di attrezzarsi con studi, analisi e relative strategie/

proposte adatte all’uopo;



- Metti che il leader non condivida un tale impegno cui sobbarcarsi;



- Metti che il leader gli proponga gli proponga d’assumersi lui questo compito, di cui possiede tra l’altro

già le competenze, e di “confezionare” i prodotti su committenza concordandoli preventivamente, dietro

compenso relativo ad assunzione.



Dite che questa è fantapolitica e tutta una bufala?

O pensate sia davvero successo o possa quantomeno succedere?



In ogni caso resta la sgradevole certezza che per “una certa politica” uomini, ideali o idee che dir si voglia,

sono assimilabili a merce di consumo da acquistare e far circolare, secondo teorie globalizzanti, purchè il

fine non cambi!


Joe Manolenta

Fonte : Joe Manolenta - Partito del Sud Napoli

I TERRONI sono prolifici : è nato il Blog!

Ci sono voluti centinaia di messaggi al giorno sulla mia bacheca (“Pino Aprile”) su facebook; mezzo migliaio sul sito della Piemme; innumerevoli email e persino telefonate su un numero privato ormai di dominio pubblico… Ma alla fine l’abbiamo capita: ecco il blog TERRONI. Parliamone.
Perché questo Blog? Ogni tanto, nei film, ricompare la battuta shakespeariana: “Di dove comincio?”, “Dall’inizio”. Che sarebbe: da Adamo ed Eva? La vita è breve e il web il luogo della sintesi (vabbè…). Così, farei un passettino avanti: i miei mi hanno programmato, sin da piccolo (ancora ignoravo di essere meridionale), con un difetto strutturale: una certa pericolosa tendenza alla buona educazione (nessuno è perfetto…). Così, se uno mi saluta, rispondo; persino saluto prima io (abbiate pazienza, mi scappa). Se uno mi fa una domanda, mi si rivolge anche senza formularne, non fingo di non sentire. Rispondo. Un bel problema se, per colpa di un libro, Terroni, della tecnologia informatica, di facebook, ti arrivano centinaia di messaggi al giorno (molti, come frutto di un dibattito fra terzi che parte da una tua frase. Ora mi consiglierete: «E tu stai zitto, allora!». Ecco, non ditelo, vi ho già spiegato perché no); e solo sul muto sito della Piemme ne sono atterrati quasi cinquecento. Poi ci sono le email; e le telefonate, per via del numero che gira: «Io te lo do, ma non dire che te l’ho dato io».
Per farla breve (sennò, tanto valeva cominciare da Adamo ed Eva): un impegno estenuante e imprevisto si è impossessato della mia vita, quando credevo di aver chiuso un lavoro che mi ha preso tanto tempo ed è finito solo perché l’editore mi ha ingiunto a mano armata (di contratto e scadenza; per la seconda in diversi anni), di “mollare il bambino”. Un impegno però interessante, perché sono moltissimi gli spunti, i dettagli che giungono da questo fitto scambio; e tante le segnalazioni di eventi, libri o richieste di precisare, a proposito di…
Colleghi e amici mi dicevano: devi fare un blog, nonostante mi sappiano semianalfabeta (e sono generoso con me stesso) informatico. Io ascoltavo le sagge cose e convenivo che avevano proprio ragione! E non lo facevo (prima o poi, magari poi, poi quando?, poi-poi… glielo dicevo, signora, che so’ meridionali, no?). Finché lo ha fatto la Piemme; per la serie: se ti viene voglia di lavorare, non affrettarti, vedrai che qualcuno lo farà al posto tuo.
E mo’ me tocca. Quindi, gentili lettori e corrispondenti, adesso disponiamo di questo strumento, collegato a facebook. Voi sapete già come si usa; io dovrò imparare, quindi siate pazienti, ricordatevi che voi siete molti (e non me ne lamento, anzi!) e io uno solo. E, per quel difetto strutturale di cui dicevo, intendo continuare a rispondere a tutti di persona. Strada facendo, troveremo il modo per uscirne vivi e umanamente più ricchi. Se non amassi gli altri non scriverei (sono gli altri che ti leggono); se non amaste gli altri, non leggereste (sono,…anche, gli altri che scrivono).
Diciamoci buon viaggio.
Pino Aprile

martedì 20 luglio 2010

Federalismo. Si riduca a Napoli l'età per la pensione

Il Nord non può essere federalista solo quando fa comodo. La speranza di vita in Italia non è ovunque la stessa: secondo l’Istat chi ha 65 anni a Napoli perde venti mesi di vita attesa

(di Marco Esposito)


singolare riflessione/proposta dell'arguto amico, nonchè valente giornalista, Marco Esposito, che tutto sommato per quanto inusuale non fa una grinza....


Il federalismo è una necessità ineludibile? E allora che sia federalismo fino in fondo. Per esempio sull’età per la pensione. Dal 2015 – lo stabilisce un comma della manovra economica appena varata dal governo – l’età per poter lasciare il lavoro o poter incassare l’assegno sociale sarà alzata progressivamente in base al miglioramento dell’aspettativa di vita calcolata, secondo la legge, come medione unico nazionale. L’Istat però è in grado di fornire stime provincia per provincia, molto più attendibili e verificabili rispetto ai dati sui costi standard dello stato sociale o sul gettito tributario territoriale in base ai quali si sta costruendo il federalismo fiscale. E sull’aspettativa di vita l’Istat segnala differenze territoriali non da poco: i napoletani, in particolare, sono in coda alla classifica nazionale e pertanto per equità dovrebbero andare in pensione prima di tutti gli altri italiani perché la loro aspettativa di vita è inferiore di oltre un anno e mezzo. Quindi se nel 2015, come segnalano le prime simulazioni, l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe essere portata a 65 anni e 2 mesi come media nazionale, sarebbe giusto che a Napoli fosse fissata a 63 anni e 6 mesi: venti mesi prima.
Quando un bimbo nasce a Napoli, secondo l’Istat ha una aspettativa di vita di 76,4 anni se maschietto e di 81,8 anni se femminuccia (le tavole sono nella sezione “demo: demografia in cifre” del sito www.istat.it). Nella inquinata Milano la vita media è di tre anni superiore: 79,5 anni per gli uomini e 84,8 per le donne. La media nazionale? E’ a 78,7 anni per gli uomini e di 84,0 per le donne. Nascere e crescere a Napoli, quindi, equivale a perdere oltre due anni di speranza di vita rispetto all’italiano medio. Perché? Forse per la minore qualità dell’assistenza sanitaria, oppure per gli effetti dell’inquinamento delle falde acquifere legato ai rifiuti tossici seppelliti, o forse ancora per le abitudini alimentari o anche per una sorta di predisposizione genetica. Quale che sia la causa, resta il fatto che se è giusto, come tutti riconoscono, legare i tempi e gli importi della pensione all’aspettativa media di vita è altrettanto giusto compensare chi ha minore speranza di vita con la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo. Tale ragionamento, a rigore, dovrebbe portare anche una differenziazione del trattamento tra uomini e donne; tuttavia ciò si tradurrebbe in un sensibile peggioramento delle condizioni previdenziali femminili, il che non sarebbe né auspicabile né socialmente accettabile.
Trattandosi di pensionamenti, va segnalato che non è tecnicamente corretto considerare la speranza di vita alla nascita bensì quella a 65 anni. L’Istat fornisce anche questi dati. Ebbene, un napoletano di 65 anni può ragionevolmente sperare di vivere e di godersi la pensione per 16,4 anni se maschio e per 19,7 anni se donna. Un milanese di 65 anni ha ancora davanti a sé 18,2 anni se uomo e 22,1 se donna. La differenza è minore in termini di anni ma superiore in percentuale rispetto a quella alla nascita. La media nazionale della vita attesa a 65 anni di età è di 17,9 anni per gli uomini e di 21,6 anni per le donne. La differenza sul medione nazionale ai danni dei napoletani è di 1,5 anni (cioè 18 mesi) per i maschi e di 1,9 anni (cioè 22-23 mesi) per le donne, con una media tra i sessi appunto di venti mesi. Questi dati sono quelli al momento più aggiornati e riferiti al 2007. Appare interessante notare che il divario rispetto al resto d’Italia si sta allungando. Nel dettaglio, i napoletani sia maschi sia femmine di 65 anni hanno visto negli ultimi cinque anni (cioè nel 2007 rispetto al 2002) peggiorare di 0,1 anni la loro speranza di vita rispetto allo standard nazionale.
Si può discutere sulle cause che rendono forse più intensa ma di sicuro più breve la vita dei napoletani e che aggravano il trend, tuttavia dovrebbe esser chiaro a tutti che costringere i napoletani a rinviare la propria pensione perché la vita media si sta allungando nel resto d’Italia è tecnicamente scorretto. Se si cominciano a far le pulci su tutti i conti e i costi dello stato sociale, allora far finta di non vedere i divari territoriali a favore del Nord nel capitolo previdenza è ingiusto e inaccettabile.

Fonte : www.meridionalismo.it

lunedì 19 luglio 2010

Boicottaggio a Benetton : Comunicato "Progetto Napoli"

Il 22 luglio alle 18,30 partirà da Napoli la più grande campagna di boicottaggio ai danni dello storico marchio trevigiano “Benetton”: a prometterlo è il comitato “Progetto Napoli” composto dai quattro movimenti meridionalisti Insorgenza Civile, Partito del Sud, Cambiamo Napoli e Insieme per la Rinascita.La multinazionale con sede in Veneto, che solo in Campania conta più di trenta rivenditori ed inoltre gestisce la Tangenziale di Napoli, unico asse urbano d’Europa in cui si paga un pedaggio, risulta essere tra i principali finanziatori della Lega Nord.
“E’ noto che, dopo aver finanziato Clemente Mastella per ben 50.000 euro, la Società Autostrade/Benetton abbia effettuato un dono di ben 150.000 euro al partito di Umberto Bossi. Ci chiediamo il motivo di tanta beneficenza” si interroga il docente universitario e leader di Cambiamo Napoli , Francesco Forzati . “Ed è poi degno di nota – aggiunge – l’accordo milionario che ha legato”Fabrica”, il centro di ricerca sulla comunicazione voluto e finanziato dalla dinasty industriale Benetton, all’onorevole Luca Zaia(Lega Nord). Merito della vittoria di Zaia alle recenti regionali è pure di “Fabrica”, che ha curato personalmente la campagna elettorale dell’attuale Governatore del Veneto”.Per Nando Dicè, presidente di “Insorgenza civile”, movimento che da tempo ha promosso una petizione per abolire il pedaggio sulla Tangenziale di Napoli, sempre gestita dal gruppo veneto, “è tristemente noto che le concessionarie autostradali, i cui manager non dimenticano che il futuro dei loro bilanci dipende dalle tariffe fissate dal governo, sono le principali finanziatrici dei partiti politici e che Autostrade spa ha finanziato con 150mila euro la Lega Nord. Quella stessa concessionaria incassa dalla Tangenziale di Napoli – la fonte è il bilancio della società – sei milioni di euro al mese. Non potendo boicottare la Tangenziale, boicottiamo i prodotti di Benetton: dunque i marchi Benetton e Sisley.”Concludono Andrea Balia, leader campano del Partito del Sud e Stefano Lo Passo,presidente di Insieme per la Rinascita: “Inonderemo il sud con migliaia di volantini anti-Benetton: i consumatori devono essere a conoscenza del fatto che parte del denaro speso per acquistare un capo firmato “Benetton” finanzia indirettamente le casse del Carroccio, così come il pagamento del pedaggio sulla Tangenziale. Sarà questa pure l’occasione per incentivare la gente ad acquistare prodotti del Sud: una legittima difesa nei confronti del federalismo fiscale tanto voluto dalla Lega”.

domenica 18 luglio 2010

"Terroni" di Pino Aprile è al primo posto nella classifica della saggistica (inserto "libri" di "la Repubblica" di oggi 17/07/2010)






ANTONIO CIANO :

Il libro "TERRONI" di Pino Aprile è primo in classifica. Aspettiamo che sia invitato da Bruno Vespa, da Santoro, da Lucia Annunziata, da "Matrix". Ragazzi del Nord e del Sud, facciamo il tam tam su internet per questo libro. La Rivoluzione Meridionale è in atto. In questi mesi, in questi giorni, sedicenti professori univeristari stanno tentando di screditare i cosiddetti revisionisti. E' solo gente che ha insegnato ai nostri figli la bugia risorgimentale e si sentono fottuti.

Antonio Ciano

sabato 17 luglio 2010

La corruzione nel nome di Cesare


"e questi politici , di questa qualità (sic!), dovrebbero pensare anche al Sud...
e c'è ancora, pure da noi, chi ci crede ancora...."

Le carte dell'inchiesta sulla nuova P3 scoprono l'abisso nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. Un metodo di governo e un sistema di potere costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio

di Massimo Giannini

In nome di "Cesare"
Le carte dell'inchiesta sulla nuova P3 scoprono l'abisso nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. In mano a una "cupola" che, sul Lodo Alfano, non ha esitato a giocare una partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto. L'ha persa, ma non per questo appare oggi meno pericolosa. Perché il "metodo di governo" che c'è dietro, il "sistema di potere" che organizza e difende, è costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio, e per riprodurne i metodi corruttivi all'interno del tessuto politico, del contesto economico e dell'apparato istituzionale. La pericolosità criminale di questa "rete" al servizio di Silvio Berlusconi viene fuori con paurosa chiarezza, a leggere le centinaia di pagine dei verbali. Si resta allibiti nel verificare la frenetica "attività" del comitato d'affari, riunito intorno al coordinatore di fiducia del Cavaliere dentro al Pdl Denis Verdini, al suo braccio destro nell'avventura di Publitalia e di Forza Italia Marcello Dell'Utri, al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, e a personaggi come Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Tutti impegnati, a vario titolo e con funzioni diverse, a cercare di condizionare la decisione dei quindici giudici costituzionali chiamati a decidere sulla legittimità del Lodo. Tutti ingaggiati, probabilmente, dallo stesso
premier: col quale hanno incontri, al quale devono costantemente riferire. Altro che "quattro sfigati in pensione": queste carte ci dicono che a cavallo di quel settembre/ottobre del 2009 ci fu un vero e proprio "assedio" agli ermellini della Corte, per estorcergli un verdetto positivo da consegnare tra gli allori al Cesare "trionfatore", citato nelle carte ben 23 volte. Altro che gente che "trama per sei bottiglie di vino", come scherzano i giornali di famiglia: in quei giorni la posta in gioco, altissima per il Cavaliere, era il suo salvacondotto processuale, cioè la sua salvezza politica. Solo grazie ad essa la nuova P3 avrebbe potuto continuare a prosperare, nel quadro di quel collaudato "scambio di favori tra reti criminali" di cui ha parlato il procuratore antimafia Pietro Grasso. E poco importa se, alla fine, l'assedio fallì e il verdetto fu negativo: l'ultimo degli studenti di giurisprudenza sa bene che per il diritto penale il reato tentato, ancorché non consumato, non indica affatto una minore pericolosità criminale.

Fonte : Liste di discussione ICI e ISAT

venerdì 16 luglio 2010

Progetto Napoli - Benetton è il principale finanziatore della Lega : "Boicottiamolo!"





By Meridionalismo






NAPOLI.16/07/2010. Le associazioni del Progetto Napoli hanno reso noto di aver avviato una serie di iniziative contro la multinazionale Benetton che sarebbe tra i principali finanziatori privati della Lega Nord Padania.
La coalizione, costituita da Cambiamo Napoli, Insieme per la Rinascita, Insorgenza civile e Partito del Sud, ha scelto come prima azione una campagna di sensibilizzazione dei consumatori mediate la distribuzione massiva di volantini che invitano al boicottaggio della multinazionale.
Tutti i meridionalisti si sono ritrovati della medesima opinione quando, durante l’incontro del 13 Luglio, è stato evidenziato come la multinazionale con sede in Veneto, che solo in Campania conta più di trenta rivenditori ed inoltre gestisce la Tangenziale di Napoli, abbia a cuore il Carroccio tanto da essere uno dei suoi principali finanziatori. Dunque due ottimi motivi per indicare la Benetton come il nemico in casa da contrastare. “Gi amici della Lega sono nostri nemici, restino confinati nel Settentrione” così viene sintetizzata in una nota la decisione; appare chiaro che i meridionali cominciano a prendere coscienza di chi nonostante è a loro ostile continua subdolamente a drenare denaro da Sud a Nord.
Come se questo non bastasse tale operazione viene legittimata da quelli che saranno gli effetti del federalismo fiscale tanto osannato dai leghisti che prevederà il versamento dei contributi direttamente alla regione in cui è registrata la sede legale aziendale, il Veneto nel caso Benetton. Parallelamente al boicottaggio sarà promosso l’acquisto dei prodotti delle aziende meridionali con altri volantini del progetto Compra Sud.
Allegato il volantino:



Fonte : www.meridionalismo.it

giovedì 15 luglio 2010

ISTAT, nel 2009 la povertà colpisce di più al SUD

(Teleborsa) - Roma, 15 lug - Nel 2009 l'incidenza della povertà relativa è pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. La povertà risulta stabile rispetto al 2008. Lo rileva l'ISTAT. Nel 2009, nel Mezzogiorno si confermano gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e si mostra in aumento il valore del'intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate. L'incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l’incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all’11,3%).L'incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l’assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.

mercoledì 14 luglio 2010

Progetto Napoli - Il Meridionalismo sceglie la strada dell'unità per le comunali

14 luglio 2010



Ieri 13 Luglio, presso la sede di Insorgenza Civile si è svolto il secondo incontro preliminare del Progetto Napoli, progetto che si pone come scopo quello di serrare i ranghi del fronte meridionalista Napoletano in vista delle elezioni Comunali del 2011.In via Sant’anna del Lombardi si sono recati gli esponenti rappresentativi dei più attivi movimenti Campani quali: il Partito del Sud, Insieme per la rinascita, Cambiamo Napoli; mancava all’appello L’Altro Sud.
La prima parte del confronto è stata trasmessa in diretta su Radio Insorgenza, è possibile ascoltare la registrazione al seguente indirizzo :
http://www.livestream.com/radioinsorgenza/video?clipId=pla_2b601c5e-e79d-4abe-873d-7230de56a05a .
Le associazioni hanno sottolineato una forte volontà di procedere alla formazione di una cordata di liste unite a sostenere un unico candidato sindaco, ancora da definire, ed hanno posto alcune condizioni “sine qua non” atte a poter serenamente procedere all’alleanza. La più importante condizione stabilita è stata la lontananza dalla partitocrazia istituzionale quindi nessuna trattativa con gli schieramenti di destra, sinistra e centro, a parer comune principali responsabili dell’attuale condizione del Mezzogiorno e nelle cui file si annidano teste di legno della criminalità organizzata.
Tutte le compagini si sono trovate accomunate dalla consapevolezza che il Sud è mantenuto volontariamente nel degrado dalla triade composta da politicanti, mafiosi e grossi gruppi imprenditoriali con sede nel Nord Italia. E’ intuibile che per risolvere la questione meridionale si dovrà, prima o poi, necessariamente scontrarsi con essa. Si è poi precisato che nessun sentimento di odio è rivolto alle popolazioni settentrionali: quando si parla di meridionalismo si deve pensare ad amore ed orgoglio per la propria terra.Il razzismo, la xenofobia, l’odio vengono lasciati a chi non ha gli strumenti culturali per comprendere le cause della questione meridionale.
Gli esponenti del Partito del Sud hanno specificato che non è possibile ridurre il meridionalismo al revisionismo storico risorgimentale, è importante esser orgogliosi del proprio passato ma è ancora più importante guardare al futuro. Puntare sull’innovazione tecnologica, sul Compra Sud e su tutto ciò che può dare lavoro e ridurre la fuga di cervelli. Infine hanno reso noto che vi è un canale di dialogo col Movimento cinque stelle di Napoli che sembra disponibile, almeno in questa prima fase, ad una sinergia.
Insieme per la rinascita, anch’essa sostenitrice del Compra Sud, ha sottolineato che uno dei suoi principali obiettivi è ridurre gli attriti all’interno del mondo meridionalista col fine di far convergere le forze sane della società civile in un progetto unitario.
Cambiamo Napoli ha precisato che le decisioni future dipendono non solo dall’antipartitocrazia sulla quale si è tutti in accordo, ma anche dal nome proposto a ricoprire la carica di primo cittadino il quale dovrà essere figura di spicco e valore aggiunto al Progetto Napoli. La fiscalità di vantaggio può essere volàno per attirare investimenti e creare un indotto, se questo non viene fatto è perché il Nord è consapevole che uno sviluppo del meridione causerebbe la perdita di grosse fette di mercato.
Insorgenza ha concluso affermando che il periodo di fare retorica è finito, è giunto il momento di radunarsi in piazza, manifestare e farsi conoscere dalla gente. Il metodo utilizzato da Insorgenza è vincente e deve venir ancora adoperato nel corso della campagna per le comunali, solo così si può forgiare una nuova classe dirigente differente da quella attualmente al potere. Lo sciopero del consumatore del Sud ai danni delle imprese settentrionali affini alla lega può partire in embrione da noi ma solo se ci si saprà coordinare.
Senza dubbio ieri sera è stato fatto un importante passo, il meridionalismo ha ritrovato il motivo del suo essere e dopo tanti anni c’è aria di cambiamento, di maturazione. La settimana prossima è previsto un altro incontro presso la sede di Insieme per la rinascita al parco San Paolo di Fuorigrotta, non ci resta che aspettare, se sono rose fioriranno.
Su http://www.meridionalismo.it/ tutti i prossimi aggiornamenti

Fonte : www.meridionalismo.it

martedì 13 luglio 2010

Aurelio De Laurentiis : un Presidente meridionalista!

Tra una chiacchiera di calcio mercato e un'altra di mercato, Aurelio De Laurentiis esterna il suo pensiero extra-calcistico sulle condizioni sociali della città di Napoli, esprimendo concetti da vero meridionalista.

Fonte : V.A.N.T.O. www.youtube.com

"Voglio vivere a Napoli..."



riproponiamo un pezzo che scrivemmo tre anni fa, nel Giugno del 2007; rileggendolo ci è sembrato ancora attuale. E poi all'epoca non avevamo aperto un blog dove pubblicarlo, e non eravamo ancora nel Partito del Sud. Un caro amico, Mino Errico, ce lo pubblicò con la consueta attenzione e disponibilità sul suo sito http://www.eleaml.org/ nella rubrica "io nun me scordo" che ci è ancora dato l'onore di curare.

Andrea Balìa

Una domanda ricorrente, che ci si sente rivolgere o che la si ascolta in giro magari rivolta ad altri, è: “…ma dove vorresti vivere?”. E qui - via con la fantasia - ognuno si sbizzarrisce e vai con indicazioni di posti caraibici, isole sperdute, o spesso città europee di grande importanza o città italiane fredde ma ordinate e sonnolente. In uno dei miei viaggi ricorrenti al Nord per motivi di lavoro anche il sottoscritto ha ricevuto la fatidica domanda che era pressappoco articolata così’: “..dall’accento sei sicuro del Sud, certamente napoletano, e allora ‘sta monnezza?
Come fate? Tu vivi proprio lì? Ma se potessi scegliere dove andresti a vivere?”
Devo dire che anni fa sarei stato più prudente ed avrei dato una risposta probabilmente nella sostanza non diversa, ma di sicuro più complessa e meno diretta.
Invece mi è venuto subito in mente Gossram (lo scrittore israeliano) ed una sua frase mi è apparsa in mente come un flash; non solo quella frase l’ho ricordata, ma l’ho vista come scritta in grossi caratteri su un foglio o un muro bianco.
E ho risposto: “…voglio vivere a Napoli!” Il mio interlocutore, quasi stupito e preso in contropiede, di rimando: “…ma come.. vivi a Napoli e…vuoi vivere a Napoli?”
Non ci ha aggiunto ma, era palesemente sottinteso,” c’è l’immondizia, la criminalità, il caos che è scontato, là vivi, e vuoi vivere a Napoli?” E allora gli ho ripetuto la frase di Gossram, che ho fatto mia all’istante, ma di cui, per onestà, ne ho subito dopo dichiarato la paternità.
Ed ho risposto, assaporando tutta la fierezza, il senso d’appartenenza e l’orgoglio contenuto in quelle parole: “…lo so vivo in un posto difficile, ma è la mia terra, sono le mie radici; e poi io non voglio una vita comoda, ma una vita che abbia un senso!”
Ho approfittato del vuoto di qualche istante creato dalla mia risposta ed ho aggiunto: “…anzi, vedi, negli ultimi anni appena me ne allontano, provo nostalgia e desiderio di rientrarvi, e poi…a noi, cittadini perbene – e ne siamo tanti – la monnezza, la criminalità, e altre amenità, non ci piacciono e né le giustifichiamo, ma siamo un popolo che viene da lontano, con una lunga e significativa storia alle spalle.
Siamo abituati a ben altre sventure, siamo un po’ come i Curdi, i Tibetani, gli Indiani.
Rispetto a loro abbiamo sì conservato la terra, ma non ne siamo più padroni. Abbiamo subito un’unità più simile ad un’annessione che ad un’integrazione, tra l’altro non desiderata e con le sue scellerate conseguenze.
Cosa vuoi che ci spaventi – pur creandoci mille problemi – al confronto l’immondizia e la criminalità ? Se andassimo via, lavandocene le mani come fanno tanti, ora io cosa ti risponderei?”
Il mio interlocutore mi ha detto che aveva da fare, si è allontanato un po’ e ha iniziato un nuovo discorso con un suo compatriota nordico.
Andrea Balìa

domenica 11 luglio 2010

MATERA si conferma la città più sicura d'Italia

Comune di Matera

di GIANNI CELLURA Italia


ovviamente la cosa è poco pubblicizzata.....

Matera si conferma la città la città più sicura d'Italia. La graduatoria pubblicata in data odierna dal Sole 24 Ore evidenzia come ancora una volta la città dei Sassi si distingua in termini di reati commessi, risultando quella come minore indice di sicurezza nel rapporto tra popolazione e numero crimini nella penisola. In particolare, Matera è attestata in vetta alla classifica generale delle città migliori per quanto riguarda i reati totali commessi, con un ulteriore incremento del 6,1 per cento rispetto al 2007-08, risultando al primo posto nella classifica delle truffe e frodi informatiche, al terzo per quanto riguarda i furti in abitazione e le rapine e tra le prime dieci in fatto di scippi. Il Sindaco Emilio Nicola Buccico ha espresso grande soddisfazione per un risultato che conferma la propensione della città dei Sassi verso la legalità e la giustizia, sottolineando l'impegno costante delle Forze dell'Ordine e l'attuazione dei moderni sistemi di sicurezza come quelli di videosorveglianza, utili a garantire il controllo e la prevenzione dei reati. "Vivere bene ed in sicurezza - ha aggiunto il Sindaco - non può che favorire lo sviluppo del nostro territorio e migliorare la nostra economia".
Fonte : www.sassiland

sabato 10 luglio 2010

BOLOGNA, 2 AGOSTO 1980 :
"I TAGLI ALLA MEMORIA SARANNO PESANTISSIMI !"
In questo paese la memoria resta un optional....

di Antonella Beccaria

"Se non ci aiuterà qualche cittadino, abbiamo il tempo contato". Parla Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione vittime, che fa il punto sulle recenti polemiche sui fondi mancanti. A un mese dai trent'anni della strage, traccia anche un bilancio sul futuro tra strategie in odor di P2 e svuotamento della scuola.

"È costantemente uguale a prima. Anche questo governo, nonostante le rassicurazioni e le promesse, non ha fatto nulla per sbloccare il pagamento delle pensioni d’invalidità. La situazione ha dell’incredibile. C’è una legge che prevede un determinato supporto per vittime e familiari delle vittime del terrorismo, ovviamente non solo di Bologna ma di tutta Italia, eppure questa legge che ha sei anni non viene applicata."

A valle di queste considerazioni, si può dire che per il futuro il rischio del boicottaggio della memoria diventa sempre più serio?

"Senz’altro. Un po’ viene mascherato sotto forma della mancanza di fondi e di situazioni economiche difficili. Un altro po’ attraverso lo svuotamento dei luoghi dove si dovrebbe fare cultura e dunque anche memoria, come la scuola, bersagliata da una riforma che l’ha penalizzata pesantemente, penalizzando altrettanto le attività collaterali ai normali programmi didattici. E la spirale non si interromperà nel prossimo futuro: i tagli continueranno e i tagli alla memoria saranno pesantissimi."

giovedì 8 luglio 2010

Laboratorio per le comunali di Napoli: prima riunione nella sede di Insorgenza





Martedì 13 luglio 2010 nella sede di Insorgenza Civile a Napoli, in via S.Anna dei Lombardi 40, prima riunione del laboratorio di IDEAZIONE PER LE COMUNALI DI NAPOLI, APERTO AI MOVIMENTI MERIDIONALISTI INTERESSATI ALLA PARTECIPAZIONE ALLE COMUNALI DI NAPOLI, IN NETTO CONTRASTO CON DESTRA-SINISTRA-CENTRO. Hanno aderito alla discussione Partito del Sud Napoli-Insieme per la Rinascita-Insorgenza Civile-Cambiamo Napoli. L'appuntamento è per le ore 19.

NICHI VENDOLA SU TREMONTI...



"Vorrei chiedere al Ministro Tremonti di usare più prudenza nelle sue diuturne dichiarazioni contro il Mezzogiorno, soprattutto in tema di fondi europei. Vorrei evitare di ricordargli quali siano i dati ancora più "scandalosi" (metto tra virgolette perchè la citazione è fedele) che vengono fuori dalla gestione dei fondi comunitari gestiti dai Ministeri. Basta scorrere la Tabella del Rapporto Strategico del 2009 redatto dal Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero degli Affari Regionali per verificare che sul totale dei Fondi comunitari gestiti dai Ministeri (PON), che ammonta a corca 11 miliardi di euro, i Ministeri interessati (Sviluppo Economico, Ricerca, Ambienti, Interni, Infrastrutture) hanno speso poco più di 732 milioni di euro, pari al 6,7% della dotazione disponibile."


Nichi Vendola - Assemblea nazionale Coldiretti

Fonte : http://www.eleaml.org/

mercoledì 7 luglio 2010

Alzare le vele della separazione

di Nicola Zitara

Il Sud sta vivendo una situazione non sostenibile più a lungo. In effetti la demarcazione tra le due parti del paese italiano si fa sempre più pronunziata. Il reddito meridionale (quello effettivo, più di quello statistico) si è afflosciato al punto da far dire che il costo della vita al Sud è inferiore del 15% rispetto al Nord. Andando al reddito pro capite un lavoratore (eccezionalmente) occupato non riesce a realizzare più di ottocento euro al mese, il salario di una colf locale è appena sopra la metà del guadagno di un extracomunitario. Nonostante questa situazione permangono tariffe e prezzi pubblici settentrionali. Deve il mercato non opera le tariffe e i prezzi pubblici non si adeguano alla situazione meridionale. Un certificato del medico di base costa venticinque euro come a Milano, cioè un trentesimo di un salario mensile, mentre a Milano sarà pari a un sessantesimo. Guai poi ad imbattersi nella contravvenzione per un divieto di sosta o per un sorpasso irregolare. Se ne va la metà del reddito mensile. Le forniture di acqua, di elettricità, di gas subiscono tariffe più gravose di quelle comunemente correnti al Nord. La tassa sulla spazzatura toglie il fiato.
A fronte di questa situazione il vecchio personale politico sta in bilico se accettare o rifiutare la separazione in due Stati. Meglio sarebbe che si prodigasse a studiare le situazioni concrete per modificare l’unitarismo tariffario, portando la modificazione a livello di comuni, province, regioni e Stato. In altri tempi la Lombardia ottenne un trattamento tributario diverso da quello nazionale asserendo i maggiori costi di un diverso assetto agricolo. La stessa cosa bisogna fare oggi visto che leggi di quel tempo non sono state cambiate, ma rafforzate.
Il discorso che si fa ai politici di caratura nazionale va fatto alla crescente quantità di persone che oggi vorrebbero impegnarsi per la separazione. Queste persone è bene che abbiano chiaro che la separazione sarà probabilmente la riunione di un consiglio di amministrazione nazionale avente per oggetto le obbligazioni e i dividendi e non certo lo scontro di due eserciti in armi. Su questo fatto bisogna cominciare a riflettere seriamente e rivedere per esempio “a chi va il gettito dell’IVA", se all’area di produzione ((Settentrione) o all’area di consumo (Meridione) perché questa particolare imposta è tale e quale un dazio di consumo. E si sa che il dazio di consumo è spettato sempre ai comuni e alle realtà locali in cui esso si verifica.
Quanto sopra è un’esemplificazione della preparazione mentale alla separazione in due Stati che autoregolano il loro rapporto corrente. Giuristi, economisti, statistici, amministrativisti debbono prepararsi a questa ginnastica mentale delle previsioni e dei conteggi, altrimenti la separazione si rivelerà per il Sud più un danno che un vantaggio.
Nicola Zitara

sabato 3 luglio 2010

Tremonti e i cialtroni...

Tutti, probabilmente, abbiamo avuto da piccoli, alle scuole dell'obbligo tipo elementari e/o medie, un compagno di classe "dottorino", secchione, lindo e pinto che ti guardava un pò schifato e con aria e modi da saccente che sapeva tutto lui, dal sorrisino un pò malefico e che non passava mai il compito e faceva la spia alla maestra. Insomma avete capito...bene, chissà perchè quando vediamo e ascoltiamo Tremonti ci viene in mente un tipo così!
Il suo sermoncino stizzoso di qualche giorno fa contro il Sud e gli sprechi dei meridionali cialtroni (che poi sono i suoi amici politici!) glielo rimandiamo indietro con gli interessi attraverso le considerazioni del nostro "brigante" Bruno Pappalardo :

"Rafaniè, (Tremonti e & C) fatte accattà 'a chi nun te sape!" ( ovvero per i "fratelli d'Italia" : "Ravanello, fatti comprare da chi non ti conosce!")
Beh, bisogna spiegarglielo a Tremonti questo vecchio adagio napoletano. E' il maldestro tentativo di chi, in malafede, tenta di indurre qualcuno a fare un imprudente affare però magnificandone grandi vantaggi e qualità. Significa, insomma, che colui che sta parlandoti mentisce. Significa che chi dichiara una cosa falsa non può impunemente spacciarla per verità perché non tutti sono così improvvidi ed ingenui da cascarci. Ugualmente le parole pronunciate da costui, finalizzate a truffare gli sprovveduti ed il Paese, che nella loro lingua politichese significa usare fare della demagogia, ovvero una forma dialettica di corruzione della politica che offre false promesse per mantenere il potere. Ebbene, quella vergognosa affermazione dell'altro giorno, 1°luglio 2010 luglio , è falsa e basta. E' inutile affermare concetti di razzismo e di altra forma di discriminazione verso i meridionali perché cadremmo in un altro paradosso demagogico; il lamento, il "chiagnere e fottere" e cadremmo nel tranello della logicità dei dati. Quelli non si toccano! Son veri e sono solo quelli ovviamente del potere, della maggioranza. Se ne possiedi di altri che confutati i primi, non verranno neppure pubblicati da un giornaletto di Diabolik ecc., ecc. Lui, il ministro, come spesso usa dire, " la metto giù così: " : al Sud, siano di destra che di sinistra quelli sono dei cialtroni! . Non hanno saputo o voluto spendere i soldi elargiti dall'Unione Europea. Discepolo del gran maestro massone e della comunicazione, usa lo stesso sistema: sparala grossa e più grossa è più resta nella mente dei cittadini di questo ca..o di paese che non s'accorge di niente. Diventa verità assoluta, categorica, inattaccabile perché i dati sono quelli e la realtà sotto gli occhi di tutti, eccetera, eccetera. Sostenendo che non c'entra ne la Destra e neppure la Sinistra, afferma senza pudore, che non sono mica i politici ma i soli meridionali, altrimenti dovrebbe spiegare che da tempo e non unicamente dalle ultime elezioni amministrative regionali, molte di quelle sono gestite proprio da uomini del PDL! Eppure lui, maestro di dati e sondaggi inattaccabili, solo pochi mesi fa sosteneva, in un convegno organizzato sul Mezzogiorno, il 28 settembre 2009 a Napoli, elucubrando, appunto sui dati e sulla difficoltà dello spendere e difendere oculatamente i soldi UE dagli attacchi di appaltatori mafiosi che " nella triade appalti-sanità e fondi UE è cresciuta la cifra della criminalità", Suggeriva in quella sede di controllare proprio quei finanziamenti e gli sprechi e, inoltre, affermava " la politica - ossia lui - ha dimenticato la questione meridionale". Allora l' invereconda dichiarazione dell'altro giorno da dove nasce? Ma è chiaro! Sono incazzati, incazzati neri, perché s'avverte da tutto il mezzogiorno una insostenibile accettazione di immane cazzate, promesse non mantenute perché non poteva essere mantenute. Ci siamo tenuto tutto anche la ignominiosa e indignitosa "social card". Passiamo per quella parte del paese dove si spende di meno perché tutto costa meno ( mentre è solo fame) e che è dunque giusto erogare meno agli enti locali. Ci teniamo la vergogna di diritti acquisisti di Pomigliano d'Arco dove veri negrieri ti offrono il pezzo di pane e dell'acqua e se non accetti sei un sfaticato. S'incazzano sulla bella proposta di COMPRA-SUD perché incominciano a credere che questo Sud vuole rialzare seriamente la testa e non può perché deve essere solo assistito per continuare a dire che i meridionali vivono di un parassitismo assistenzializzato. Capirete perché, dunque, è fallita la Cassa per il Mezzogiorno! Per i primi 5+5 anni ( dal 1951 al 1962) i finanziamenti venivano direttamente elargiti dallo Stato attraverso la Svimez o Casmez da uomini meridionalisti come Donato Menichella in qualità di Governatore della Banca d'Italia e collaboratori meridionalisti come Saraceni Giuseppe Cenzano. La Cassa, intendiamoci prevedeva anche le provincie di Latina e Frosinone, dunque Lazio, dunque Roma. Nei primi 10 anni si fece un meraviglioso lavoro. Nel '61 risultavano già costruite 7500 Km,.di condutture, 1600 serbatoi di accumulazione, 6 laghi artificiali, 150 impianti di sollevamento, 13 mila KM di viabilità ordinaria e appaltati altri 15 mila. Successivamente quando la Cassa si estese all'erogazione anche di imprese per la disoccupazione d i servizi, per non farla lunga i bilanci della Cassa passarono nelle mani dei partiti nazionali. Si dice sempre che furono gli amministratori locali; affatto! Tutto passava nelle mani dei partiti, soprattutto per la forte contestazione del PCI e di Giorgio Amendola (tranne Di Vittorio della CGIL) che dovevano finanziar i loro partiti, la Cassa divenne il bancomat di tutta l'Italia. Ecco un modo di guardare i dati. I successi del Ministro Maroni sono il prodotto di indagini iniziate anni addietro ma pare che oggi sia il suo Ministero a fare sul serio buttando discredito su tutti coloro che vi hanno lavorato senza tregua. Non mi dilungo sui dati del Viminale proprio inerenti alla fine del 2009 sulla micro-delinquenza e quella organizzata dove il Sud ha lasciato da tempo il posto alla Romagna e i paesi del Nord pubblicati circa sei mesi addietro, sia dalla testata il Roma che dal il Giornale. Ma anche quelli verrebbero confutati. Che resta da dire? Il Sud sta muovendosi, semmai gradualmente e con fatica, ma le sue attività, le sue energie, sono belle e pronte per acciuffare tutte le occasioni, anche autonomamente, per risalire, purtroppo, la corrente del fiume. Sta per farcela e la rabbia monta possente perché gli argomenti finiranno per la loro stessa esistenza e quella del loro Federalismo Fiscale che, oggi, ha assunto il più basso profilo di attualità. Coma fa Tremonti a credere che i napoletani e il Sud intero non ha capacità progettuali, è da non credere, proprio noi. Come fa Tremonti a non sapere che i progetti per la spesa per i finanziamenti UE devono prima passare per l'approvazione del parlamento e di questa maggioranza attraverso altri organi e Ministeri preposti al lavoro degli Enti locali? Beh c'è da credere nella peggiore delle intromissioni per non dire altro. Insomma tornando ai proverbi della nonna ( che spesso non ricordo come precisamente fossero originariamente formulati) ma tornando a Tremonti me ne passa uno per la mente che recita approssimativamente : " Hai voglie 'e mettere rum'...'nu strunz' nun' addiventa mai babbà! " (e se non l'avete capita, forse è giunto il momento di studiare la lingua napoletana!)

Bruno Pappalardo, ilbrigantebrunosud